Search
Search Menu

Birraio dell’Anno 2010

Veniamo subito al dunque, ovvero a colui che i circa cinquanta esperti interpellati da Fermento Birra hanno indicato come vincitore. Invece che svelare subito il nome del Birraio dell’Anno 2010, per chi ama indovinare, ama la suspance e soprattutto con l’occhio non ha già scorso tutto l’articolo in cerca del premiato, proponiamo di partire dai commenti di alcuni giurati, utili indizi per scoprire il vincitore e sopratutto le motivazioni:

Le sue birre anche se prodotte professionalmente da pochi anni, hanno il carattere dei grandi classici: quando le si beve si ha la sensazione di ritrovarsi nel filone di una tradizione antica, dove il savoir-faire artigiano, l’attenzione alle materie prime ed il tempo hanno un vero significato.

Ho scelto lui perché ha debuttato tra i professionisti proponendo la sua visione romantica di produzione brassicola. La gamma si caratterizza solo per birre estremamente particolari, non nate dal vezzo del momento, bensì da una lunga ricerca personale, perfezionata anche negli anni di homebrewing. Considerando l’ottimo livello medio delle sue produzioni, mi è sembrato logico considerarlo birraio dell’anno 2010.

Il successo raggiunto è frutto di prove e sacrifici svolte durante il corso degli anni da homebrewer. Le birre sono ottime ed innovative, uno stimolo e un punto di riferimento per tutti i birrai casalinghi che sognano di aprire un birrificio magari con prodotti “estrosi” e figli della genialità Italiana.

Coraggioso innovatore, bravo utilizzatore di mosti e di frutta, creatore di birre equilibrate tra acidità e frutto, qualità, consistenza e stabilità dei prodotti.

Per me e’ stata la grande promessa mantenuta del 2010, nel senso che era un conosciuto homebrewer per il quale c’erano aspettative non facili da soddisfare. Oltre alle sue competenze tecniche  colpisce l’umiltà nel proporsi e la coerenza con cui porta avanti un progetto che e’ partito da lontano…

 

Un birraio dunque innovatore che potremmo definire rivelazione dell’anno, ma che rivelazione non lo è più di tanto per la sua lunga gavetta seguita e sostenuta sia da rinomati degustatori che da affermati birrai, anche stranieri. Un birraio capace di stupire ed emozionare con prodotti dall’alto tasso di creatività e di difficoltà.

Ladies and gentlemen, ci siamo: il Birraio dell’Anno 2010 è… Valter Loverier del birrificio LoverBeer di Marentino (Torino). Una vittoria netta quella di Valter, che in rigoroso ordine di classifica si è lasciato alle spalle  protagonisti rinomati come Leonardo di Vincenzo di Birra del Borgo, Riccardo Franzosi del Birrificio Montegioco, Giovanni Campari del Birrificio del Ducato e Nicola Perra del sardo Barley, vincitore della prima edizione del premio.

Valter nel suo piccolo birrificio, nel 2010, ha sfornato una gamma estremamente particolare e innovativa che ha letteralmente conquistato esperti e appassionati. Basta citare la prima birra messa in commercio, la BeerBera, fatta fermentare senza nessun lievito aggiunto (fermentazione spontanea) in botti di legno con aggiunta di uva barbera pigiata. Un birraio dunque che ha voluto esplorare il mondo delle fermentazioni così dette selvagge, caratterizzate dall’utilizzo di lieviti non comuni, reinterpretando stili in via d’estinzione come le oud bruin o il vero lambic. Molti giudici lo hanno premiato perché ha saputo osare, riuscendo nell’impresa di controllare birre difficili e, cosa non da poco, italianizzandole, ovvero personalizzandole ad esempio con prodotti del territorio come nella citata BeerBera, nella D’uvaBeer, prodotta con l’aggiunta di mosto d’uva Freisa in fermentazione, o ancora nella Beerbrugna, caratterizzata con susine damaschine (Ramassin). Dimostrando inoltre di saperci fare anche con il legno, come ricorda la sua Madamin, maturata in tini di rovere, o con birre più tradizionali come la Papessa, eccellente esempio di Imperial Stout.

Per l’occasione non potevamo certo non scambiare due battute con Valter:

Complimenti Valter! Sono stati molti gli esperti che ti hanno votato, te lo aspettavi questo premio, visto che hai ufficialmente cominciato a produrre birra solo nell’ottobre del 2009?
In qualche modo, come penso tanti altri miei colleghi, ci speravo, ma da lì a dire che me lo aspettavo ce ne passa… Sono emozionato e felice di questo riconoscimento. E’ vero che ho iniziato a produrre ufficialmente da poco, però è dal 2002 che seguo un percorso e soprattutto voglio fare un certo tipo di birra senza scendere a compromessi. Ovvio che prima di fare il salto ho cercato di apprendere e affinare le mie tecniche brassicole. Sono stato in Belgio da Cantillon e negli Stati Uniti ottenendo scambi di opinioni veramente interessanti con birrai che come me hanno a che fare con birre difficili da controllare perché a fermentazione spontanea o selvaggia.

Con quali qualità pensi di aver conquistato i giurati?
Non nego che c’è molto interesse attorno alle birre maturate in botte, alle birre a fermentazione selvaggia, e sono sempre di più gli appassionati che comprendono questo tipo di prodotti. Ma nel mio caso non è un ripiego, non è una moda. Io ho scelto la mia strada consapevolmente, le mie birre non sono lotti andati a male. C’è una ricerca, uno studio. Le mie birre sono apprezzate perché difficili da fare ed emozionanti. Io stesso prima di iniziare a produrre ufficialmente ho acquisito quella conoscenza che mi permette di avere un controllo sulla produzione di birre non semplici da riprodurre.

Sicuramente qualcuno ti accuserà di non essere completo, di fare soltanto birre molto particolari ma nessuna cosiddetta di base. Che ne pensi?
A dire il vero io faccio anche la Papessa che è una Imperial stout,  una birra direi normale. Non escludo che un giorno possa realizzare birre convenzionali. Secondo me per essere il migliore non devi saper fare tutto. Se decidi di fare una pils ti devi dedicare a quel tipo di birra con energia e studi mirati. Non è neanche indispensabile avere una gamma che copra tutti gli stili. Io ho il mio obiettivo che è quello di unire le conoscenze del vino con le tecniche della produzione birraria, e per fare questo vado a ricercare vecchi stili di birra, soprattutto quelli tipici delle Fiandre, creando un prodotto che sia piacevole e non un semplice esperimento fine a sé stesso. Adesso non faccio più esperimenti, ma birre.

Consideri i tuoi prodotti estremi?
Più che estremi li definisco speciali, non convenzionali. Per estremo intendo una birra che ha almeno una delle sue componenti spinta al limite, per esempio una bitter può essere anche molto amara. Le mie birre sono complesse, magari non di facile approccio, spingono alla riflessione, ma non sono estreme.

Credi che le tue birre, vista la loro complessità, restino per pochi?
Direi non per tutti, ma per tanti. Oggi si iniziano ad avere molti consumatori consapevoli capaci di apprezzare un prodotto come il mio. Una volta parlando con Teo del Baladin dissi “voglio fare birre di nicchia”, e lui esclamò “ma la nicchia sono io!”. Forse sono la nicchia nella nicchia..

Pensi che quello che stai facendo abbia un futuro, anche a livello di mercato?
Sto tracciando una strada, spero di trovare compagni di cammino e di trovarmi in una situazione, in un futuro prossimo, in cui saremo in tanti a voler fare qualcosa di particolare, qualcosa che tracci una linea netta e ci distingua in maniera evidente dalle birre industriali.

Che birre tieni solitamente in frigo?
Più che in frigo direi in cantina… Sono molto legato al Belgio, bevo Cantillon3FonteinenOrval, le quasi scomparse oud bruin delle Fiandre, anche qualche birra americana, specialmente le speciali di Russian River. Di italiano mi piace Bidu, Montegioco, Toccalmatto, Birra del Borgo e Grado Plato per citarne alcuni. Apprezzo anche stili che io non produco come la Tipopils di Agostino, secondo me inarrivabile.. Però ovvio, vista la mia produzione, che la mia scelta spesso ricada su birre a fermentazione spontanea o comunque prodotte con fermentazioni selvagge.

 

Classifica Birraio dell’Anno 2010

1 – Valter Loverier (LoverBeer)
2 – Leonardo Di Vincenzo (Birra del Borgo)
3 – Riccardo Franzosi (Birrificio Montegioco)
4 – Giovanni Campari (Birrificio del Ducato)
5 – Nicola Perra (Barley)
6 – Alessio “Allo” Gatti e Bruno Carilli (Toccalmatto)
7 – Jurij Ferri (Almond’22)
8 – Graziano Migliasso e Maurizio Griva (Birrificio San Paolo)
9 – Luigi Recchiuti (Birrificio Opperbacco)
10 (ex aequo) – Beppe Vento (Birrificio Bi-Du) e Agostino Arioli (Birrificio Italiano)